Tarzan, Orzowei e il mito del buon selvaggio

Tarzan, l'uomo delle scimmie fu
pubblicato nell'ottobre
1912 da Edgar Rice Burroughs.
Compie 100 anni.

Il mito del buon selvaggio ritiene che l’uomo sia buono per nascita ma che poi la civiltà lo incattivisca. Il primo a parlare della bontà naturale, ossia “di nascita”, dell’uomo fu Anthony Shaftesbury (Londra 1671 - Napoli 1713) che nel suo trattato “Consigli ad un Autore” lo invitava ad adottare la semplicità dei modi e di sentimenti noti ai selvaggi prima che questi fossero corrotti “dai nostri commerci”. Forse Saftesbury si riferiva in modo selettivo alla scrittura e non ad un vero e proprio modo di vivere, mentre, la corruzione dovuta “ai nostri commerci” era probabilmente un critica alle conseguenze delle colonizzazioni europee. Fin dal  XV secolo, infatti, alcuni Paesi  europei  partirono per all’esplorazione dei continenti Africa, Asia e America, in cerca di oro, argento e terreni per la coltivazione a sostentamento della comunità mineraria che ivi veniva installata.  Gli abitanti furono spesso uccisi o resi schiavi, considerati inferiori, non solo dal punto di vista di evoluzione sociale ma anche inferiori a livello intellettivo, ciò per “giustificare” la sottomissione forzata. Queste stesse caratteristiche verranno riprese dall’idea romantica che, capovolgendole,  darà vita all’idea del “buon selvaggio” come uomo dotato della capacità di vivere in armonia con la Natura, di avere forza fisica, coraggio morale e innocenza, mentre a livello intellettivo, il selvaggio avrà intelligenza e saggezza innata e spontanea. Uno dei più celebri “buon selvaggi” moderni è Venerdì di Robinson Crusoe; Venerdì però non rimane se stesso, ma viene convertito alla fede cristiana, legge la Bibbia e impara la lingua inglese; una sorta di “dominazione”, una sottile violenza per sottolineare “un miglioramento” verso la civiltà europea, ritenuta quindi migliore. Nel XX secolo il buon selvaggio è stato inserito in figure come Tarzan o Orzowei; questi si rifanno a una serie di leggende su presunti bambini adottati e allevati da animali, i primi: Romolo e Remo. 
Orzowei, il figlio della Savana
Orzowei (il Trovato) è il protagonista del romanzo di Alberto Manzi “Orzowei, il figlio della Savana” del 1955. Isa, è un bambino bianco abbandonato nella foresta del Sud Africa, trovato da un vecchio guerriero viene allevato da una nutrice, della tribù di Bantu di etnia Swazi. A causa della sua pelle bianca, Isa non viene accettato dall’intero villaggio, nemmeno dopo aver superato la prova di iniziazione a cui sono sottoposti i giovani della tribù. Tarzan (nella immaginaria lingua delle scimmie significa “Pelle Bianca”) è figlio di due naufraghi inglesi Lord Greystoke e la moglie Alice; piccolissimo rimane orfano di entrambi e verrà adottato da Kala una femmina di gorilla. A differenza di Tarzan, Orzowei viene adottato non dalle scimmie ma dagli umani e conoscerà proprio da parte di questi la discriminazione. Tarzan non conosce discriminazione, è rispettato da tutti gli animali che corrono in suo aiuto al suo tipico richiamo, non teme nemmeno il confronto con quei pochi umani con cui avrà a che fare. Numerosi fatti di cronaca hanno spesso riferito di avvistamenti o, addirittura ritrovamenti, di persone che vivevano come selvaggi in compagnia di animali da cui sarebbero stati accuditi; a uno di questi casi si ispirò il regista Francois Truffaut che nel 1970 presentò film Il ragazzo selvaggio basato sulla storia di Victor de l'Aveyron, un bambino che, nell'800,  fu ritrovato nei boschi dove aveva vissuto fino all'età di 11 anni come un animale selvaggio. Portato nel mondo civilizzato viene educato dal dottor Itard, interpretato dallo stesso Truffaut.
Per Approfondimenti: Il Selvaggio dell'Aveyron

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