16 marzo 2012

Quando finisce un attore. 10 anni dalla morte di Carmelo Bene

Quando muore un attore di teatro muore l'atto teatrale in sé, muore la scena, perché nessuna registrazione, nessun documentario televisivo può trasmettere la scena e la recita, la voce e l'espressione diverse ogni volta che l'attore entra in scena. Morto l'attore, muore l'occasione di vederlo recitare. Il teatro, in quanto sperimentale e immediato è vita, anche se sta morendo, e qualcuno sostiene che sia già morto da tempo, ma proprio questa sua agonia ne certifica la vita. Quando muore uno scrittore, muoiono le forme possibili della sua parola scritta; rimangono tuttavia le opere già pubblicate, a volte un'opera non conclusa, e quella è la sua arte immutabile e certa. Carmelo Bene è entrambi. Ripeteva spesso che non si fanno capolavori ma si è capolavori. Carmelo Bene, fu spesso messo da parte e dopo la sua morte quasi mai ricordato, perché spesso chi rompe le regole - quelle formali dell'arte - infastidisce, come se fosse possibile rompere senza un boato, un grido, un frantumarsi; l'innovazione porta contro di sé anche orde di conservatori (culturali) che, liberi di interpretare a piacere "chi rompe paga" mettono l’artista in isolamento. Amato e odiato, la notizia della sua morte non ricevette lo spazio adeguato nei tg e sui giornali; sarebbe stato uno stillicidio il ricordare la morte di qualche intellettuale italiano, magari titolare di una cattedra universitaria e onnipresente in tv; attori di poco spessore innalzati a santoni e salvatori; la morte di un bravo, ma non eccezionale, attore avrebbe capovolto i palinsesti televisivi con la messa in onda dei suoi film; per lui di parole ce ne furono poche, per chi, come lui, ne ha sputate molte, per chi il santone lo ha fatto, senza falsi buonismi, ipocrisie e il compiacimento di esserci. Questo, ovviamente, non per mettere in gara i morti, tanto i morti probabilmente non vivrebbero come noi, e poi come diceva Carmelo Bene: "sono un classico, non faccio letteratura". Vita eterna quindi. I commenti più attinenti a Carmelo Bene furono proprio dal mondo del teatro:''Un uomo narciso, meraviglioso, cattivo. Come lo sono tutti i grandi. Ci lascia un testimone scomodo. Portare avanti la lotta contro chi gestisce i teatri italiani. A favore dell'intelligenza e della libertà dello spirito'' (Luca Barbareschi). Insofferente come ogni artista ai riti, ai rituali, agli omaggi, a tutto ciò che è scontato e fisso, chiese di non avere (e forse di non subire) funerali pubblici, così rimane per il pubblico ancora sul palcoscenico, perché il capolavoro, per chi è capolavoro, non si esibisce fuori dal suo contesto.

1 commento:

  1. Ti confesso che non conosco Carmelo Bene... eh, lo so, la mia ignoranza non ha confini, ma 10 anni fa avevo altri pensieri, anche se il teatro mi ha sempre affascinata. Mi piacerebbe anche recitare, mi piacciono le improvvisazioni teatrali perché permettono di mettersi in gioco senza imparare battute a memoria!
    Concordo con le tue parole: l'attore vive sul palco e non può rivivere quando il suo corpo mortale muore, mentre l'autore vive nei libri e le sue parole continuano anche dopo la sua dipartita. Forse tutti noi che lottiamo per diventare scrittori (consciamente o no) stiamo solo cercando un modo di rendere una parte di noi immortale.

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