Il gatto divino dell'Egitto e il gatto di Satana e delle streghe

Bastet
Foto: Museo Egizio di Torino
Per gli antichi Egizi moltissimi animali erano sacri, ma forse il più amato era il gatto, considerato probabilmente a partire dal 1567 a.C., come manifestazione della dea Bastet, protettrice della fertilità, delle gioie terrene e della salute. Il tempio a lei dedicato si trovava nella città di Bubasti. Uccidere un gatto nell’antico Egitto era giudicato un vero attentato contro la divinità e il reato era punito con la pena di morte. Venivano spesso mummificati e a loro erano dedicate vere e proprie necropoli, milioni di esemplari sono stati ritrovati durante scavi archeologici, bisogna pensare che ogni famiglia possedeva almeno un gatto da trattare con cura e devozione perché ciò avrebbe attirato i favori della dea Bastet.
Anche queste “divinità” tuttavia avranno il loro periodo di decadenza che coinciderà con il Medioevo europeo. Il Cristianesimo intensificò la lotta contro le religioni e le divinità pagane tra cui il culto della dea-gatta Bastet venerata ormai anche in Europa. Ad essere perseguiti come eretici erano in prevalenza gli uomini, in gran parte liberi pensatori che non si volevano sottomettere ai dettami della chiesa ma anche omosessuali e disabili, medici che si opponevano all’abolizione delle norme igienico sanitarie sino ad allora stabilite, donne, accusate di stregoneria. 
Io ti vedo ma tu mi vedi?
Lo vedi il mio corpo?
Forse è il corpo di Satana.

Foto sxc.hu
Gatto, strega e scopa, una terna che raccoglieva tutte le superstizioni del tempo: la scopa era simbolo di pulizia e la pulizia non era ben gradita all’epoca; lo stesso gatto passa gran parte del tempo alla cura e alla pulizia del proprio manto; prendersi cura di un gatto era sufficiente per finire sul rogo da quando Papa Innocenzo VIII nel 1484 aveva scomunicato i gatti. Innocenzo si basava sulla precedente bolla  che Gregorio IX emanò nel 1233 dove condannava il gatto nero come incarnazione di Satana. Il gatto, grazie alla sua vista e al suo finissimo udito è in grado di muoversi agilmente nei luoghi più bui ed in particolare la notte, essendo per istinto un cacciatore; il nero considerato simbolo del male, delle tenebre e degli inferi era quindi il luogo ideale dove collocare il gatto. Il gatto nero riassumeva tutte le caratteristiche quindi dell’oscuro e dell’inferno possibili. Il gatto è anche un animale sensitivo (come gran parte degli animali del resto), prevede i cambiamenti climatici, sembra che senta in anticipo i terremoti e questa è una “magia” che lo fa sembrare simile a Satana. Che cosa dire poi dell’indipendenza che il gatto dimostra anche verso chi si prende cura di lui? Insopportabile per chi ama gli ubbidienti. E il suo sguardo che sembra vedere di più? Insopportabile per chi non ama l’intelligenza; disubbidienti e intelligenti non potevano avere grande fortuna durante l’Inquisizione.

1 commento:

  1. Finalmente sono riuscita a leggere questo post! Da "gattofila" quale sono non potevo certo perdermelo! Davvero un buon lavoro!
    Mi permetto di citare a braccio una massima (della quale purtroppo non ricordo l'autore): "I gatti un tempo sono stati trattati come divenità e non l'hanno mai dimenticato".
    Io penso che amare un gatto sia molto più difficile di amare un cane (e io li amo entrambi, quindi...). La fiducia di questi felini domestici va conquistata ed è sempre revocabile, è la loro bellezza: il gatto sa amare alla follia (a differenza di quanto si crede) solo che non ama solo perché viene amato. L'indipendenza del gatto non è tanto diversa da quella che predichiamo noi umani nei nostri comportamenti, forse, è questo che a molti dà fastidio...
    Bel post, davvero un bel post... ed è un grande complimento detto da gattofila che nel Medioevo sarebbe finita sul rogo rapidamente (beh, almeno non soffrirei tutto questo freddo invernale, ah!).

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