28 novembre 2011

I Volti di Tutankhamon

La maschera funeraria di Tutankhamon in oro massiccio, conservata al museo del Cairo, è un vero capolavoro che testimonia l’alto grado di perfezione e di abilità nella tecnica dell’intarsio raggiunto nell'oreficeria durante il Nuovo Regno. E' stata ritrovata da Howard Carter nel 1922 nella Tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re.  Alta 54 larga circa 39 cm per un peso di 11 kg, fu realizzata con numerosi strati d’oro battuto, intarsiato di ceramica e lapislazzuli, riproduce i lineamenti delicati del giovane faraone. Secondo l’antica tradizione, gli occhi sono in quarzo ed ossidiana mentre sopracciglia e trucco sono realizzati in lapislazzuli.  Il faraone indossa il tradizionale nemes (cuffia di stoffa, spesso in lino che avvolgeva il capo aprendosi lateralmente ad esso in due ampie ali per poi ricadere sul petto e sulle spalle; simbolo della natura divina del faraone, figlio del dio sole Ra, venuto in terra a proteggere il suo popolo e la sua terra: l'Egitto). Anche gli occhi hanno un loro simbolo: quello sinistro rappresenta la Luna, mentre quello destro il Sole. Sulla fronte della maschera del faraone, si trovano le due divinità associate al potere reale, l’Avvoltoio del Sud ed Ureo il Cobra del Nord. Il becco dell’avvoltoio è di lapislazzuli e gli occhi sono di quarzo dipinto in bianco e nero, mentre l’ureo è intarsiato di cornalina, lapislazzuli e turchesi. Le spalle di Tutankhamon sono coperte da un ampio collare, anch’esso di lapislazzuli, quarzo, feldspato verde, che termina con due teste di falco intarsiate sulle spalle.
Il retro della maschera è decorato con geroglifici del 151° capitolo del Libro dei Morti. Nella parte superiore si legge:

22 novembre 2011

L'Albero di Natale e le piante di Natale

Foto www.supernatale.com

In moltissime religioni si trova un albero sacro, depositario della vita, simbolo del legame tra Terra e Aria.  Per gli Egiziani l'albero sacro era il sicomoro che allattava il faraone garantiva la salvezza e la vita ultraterrena. La stessa dea Harthor è raffigurata come un albero che dà nutrimento e quindi vita; l'albero della Luce o Albero celeste è albero della rinascita, ogni candela o lampada è un'anima, e così pure è nell'albero buddista decorato per le feste dei morti. Efrem il Siro, nel IV secolo ricorda che il 6 gennaio ogni casa era decorata con corone, mentre nel nord d’Europa tutto il periodo solstiziale era caratterizzato dall'uso rituale e beneagurante di corone e rami. Durante le sacre rappresentazioni della Notte di Natale, si rappresentava per intero la storia della salvezza, veniva utilizzato per l'albero della tentazione, al posto di un melo, un abete, che era l'albero più comune in quei luoghi. Alla scelta dell'abete contribuì anche il fatto che si tratta di un sempreverde, facile simbolo di vita perenne la cui forma triangolare richiama l’ascesa al cielo e la perfezione trinitaria. Una delle prime decorazioni molto ricche dell'albero è documentata a Strasburgo, nel 1605: qui si allestivano alberi ai quali erano appese rose ritagliate in carta di vario colore, mele, ostie, ori vibranti: anche la rosa è un fiore simbolico del Natale, una leggenda parla della rosa di Gerico, che fiorì quando Maria la calpestò nella notte santa. 

21 novembre 2011

La Stella cometa di Giotto

Particolare dell'Adorazione dei Magi
dove in alto si può notare la stella
cometa di Halley vista da Giotto
nel 1299
Testimonianze evangeliche relative all'avvistamento di una stella che avrebbe guidato il viaggio dei Re Magi fino alla capanna di Gesù sono riportate nel Vangelo di Matteo.
In seguito, la tradizione popolare vuole come guida dei Re Magi una cometa (dal lat. Coma ossia chiomata), oggetto celeste considerato nel corso dei secoli, soprattutto nel Medioevo, come annunciatore di eventi disastrosi. Non è da stupirsi se lo stesso Giotto, vista passare la cometa di Halley nell’anno 1299, la dipingerà nel 1302 nell' Adorazione dei Magi uno degli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova. Da allora l'arte e l'iconografia sacra adotterà l'astro chiomato come parte simbolica delle opere. Benché l'iconografia accetti la cometa come raffigurazione, si dovrà aspettare ancora 3 secoli prima che la parola "cometa" entri nell'uso comune.
In campo spirituale, il significato della stella perderà il suo simbolismo negativo per indicare un evento divino, in quanto ha potere di dare e diffondere luce; lo stesso Messia fu, nell'Antico Testamento, chiamato con il nome di Stella, poiché simbolo del Principio da cui tutto si diparte; allo stesso tempo, nel Vangelo, Matteo farà dire ai Re Magi <<... noi abbiamo visto la sua stella in Oriente...>> che tra le possibili interpretazioni può equivalere ad <<abbiamo visto la sua luce, quella di Cristo>> ad indicare la luce (stella) interiore che li guidava verso il Messia che di tale luce è principio primo.
Il problema principale per una spiegazione scientifica del fenomeno astrologico in questione pone il problema della data di nascita di Gesù; fonti legate allo storico Giuseppe Flavio riferiscono che Erode morì nel periodo che intercorse tra un'eclisse di Luna visibile a Gerico e la Pasqua ebraica successiva, eclisse documentata nella notte tra il 13 e il 14 Marzo dell'anno IV a.C.. Allora, essendo Erode morto nella primavera del 4 a.C. ed essendo stato visitato dai Magi quando Gesù era già nato, si presume che Gesù stesso deve essere nato come minimo 4 anni prima di quanto vuole la tradizione. D'altra parte questa data non può essere anticipata oltre il VII a.C.,anno in cui fu stabilito il censimento da parte dell'imperatore Augusto, che come sappiamo dal Vangelo di Luca, costrinse Giuseppe e Maria a tornare a Betlemme.

20 novembre 2011

Te piace o' presepe? Dal presepe di San Francesco ai presepi napoletani

Presepe di Arnolfo di Cambio. Foto

San Luca riferisce del viaggio di Maria e Giuseppe che vengono respinti dalle locande perché prive di un posto libero: San Luca usa il termine mangiatoia da cui la supposizione che il luogo della nascita sia una stalla o una grotta. Non narra l'apostolo del bue e dell'asinello, essi sarebbero stati messi in base alla profezia di Isaia: "Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone". Tale profezia fu interpretata come se il bue e l’asinello scaldassero con il loro fiato Gesù. Il bue è da sempre un animale sacro in Asia orientale e in Grecia, simbolo di carattere forte ma sottomesso, per questo vuole rappresentare il popolo dei futuri cristiani, fedele al proprio mandato fino alla rinuncia perfino della vita. Per quanto riguarda l’asino, in Grecia era sacrificato nel recinto sacro di Delfi, nel Libro dei Numeri è conosciuto come l'animale che capisce Dio più di quanto riescano gli stessi uomini, lo stesso Cristo entrò in Gerusalemme cavalcando un'asina bianca (Matteo 21,2). E’ san Girolamo, che nel 404, indicò nel territorio di Betlemme una grotta con una mangiatoia scavata nella roccia e supportata da piedi di legno. Secondo la tradizione il primo vero e proprio presepe (lat. praesepe o praesepium, recinto chiuso) vivente sarebbe stato allestito da San Francesco, con l'autorizzazione di Papa Onorio III, nel Natale del 1223 a Greccio, si sarebbe diffuso poi per merito dei missionari nel resto del mondo cristiano. Il più antico presepe che ci sia giunto in parte è quello allestito nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma per opera di Arnolfo di Cambio (vd. link foto) durante il pontificato di Niccolò IV (1288-1292). L'opera fu portata a termine nel 1291 da uno dei canonici della basilica, Pandolfo de Postrennio. Oggi l'opera si trova collocata all'interno della cripta che si estende sotto la cappella del SS. Sacramento lungo la navata destra dove possiamo ancora ammirare le teste dell'asino e del bue, i tre magi e Giuseppe; la statua di Maria con il Bambino Gesù che vediamo oggi sono state sostituite da una riproduzione del 500 in occasione dell'opera di restauro promossa da Sisto V. In Italia furono soprattutto le città di Genova e Napoli che diedero vita ad una vera e propria tradizione artigianale ancor oggi in piena attività. 

19 novembre 2011

Babbo Natale con le renne e le strenne. Da San Nicola alla Coca Cola

Il Babbo Natale della Coca-Cola
Come spesso accade per i personaggi che fanno parte delle nostre tradizioni è assai arduo ritrovarne le origini perché spesso, tali personaggi, sono il risultato di un susseguirsi di contaminazioni di varie culture, religioni, riti popolari arricchite nel corso dei secoli da interpretazioni suggerite dal tempo. Vero è che la storia di babbo Natale è legata a San Nicola che nel IV secolo divenne vescovo di Myra in Lycia. La sua salma fu rubata, intorno al 1087, da cavalieri italiani (si narra che San Nicola fosse in possesso del Graal) e portata a Bari di cui è il Patrono. La generosità di San Nicola è riportata da Dante nel XX canto del Purgatorio della Divina Commedia: un nobiluomo era caduto in miseria e le tre giovani figlie, poverissime, erano destinate alla prostituzione. Nicola, addolorato dal pianto e commosso dalle preghiere del padre, impossibilitato a sposare le sue tre figlie, decise di intervenire lanciando per tre notti delle monete d’oro dalla finestra; così fece le prime due notti ma la terza notte, la finestra venne chiusa dalla governante. Il Santo, allora si arrampicò sul tetto e calò nel camino il sacco di denari, che andarono a finire in una delle calze appese ad asciugare proprio sul camino. Secondo altre fonti, San Nicola calava cibo nei camini delle famiglie meno abbienti. Nasce così la tradizione di lasciare di nascosto dei doni sotto l’albero nella notte di Natale dall’uomo con la barba bianca che passa dal camino. 
Illustrazione di Louis Prang
A trasportare il carico di doni non ci sono delle renne ma un asino. All’inizio era una festa esclusiva di San Nicola e veniva festeggiata il 6 dicembre poi, si protrasse fino alla notte del 24 dicembre, ancor oggi nella notte di natale è tradizione scambiarsi i regali. Dopo la Riforma protestante del XVI secolo, ogni nazione europea adottò il proprio “sostituto” di San Nicola: in Inghilterra fu un vecchio con la barba, personaggio già celebre in molti giochi per bambini (ma forse già aiutante di San Nicola), mentre in Germania rimase l’impronta cattolica fu Gesù Bambino ricoprire il ruolo di dispensatore di doni. Nel 1800, Santa Claus divenne un vecchio rubicondo, con un gran pancione e il viso avvolto dalla barba bianca, residente al Polo Nord dove, secondo la tradizione, avrebbe numerosi gnomi che lo aiutano a costruire i giocattoli da distribuire come doni durante la notte di Natale, con l'ausilio di una slitta trainata da renne volanti: fu Clement Clarke Moore che scrisse una poesia per i suoi figli in cui indicava il nome di tutte le otto renne di Babbo Natale (Blitzen, Comet, Cupid, Dancer, Dasher, Donner, Prancer e Vixen) nel 1939 si aggiunse la renna Rudolph dal tipico naso rosso.

18 novembre 2011

Chi erano i Re Magi?


"Nato Gesù in Betleem di Giuda, al tempo di Re Erode, ecco dei Magi arrivarono dall’Oriente a Gerusalemme, e chiesero: "Dov’è il Re dei Giudei nato da poco? Perché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo... Allora Erode, accolti segretamente i Magi, si informò accuratamente da loro circa l'epoca in cui la stella era apparsa... Udito il Re, essi partirono ed ecco la stella che avevano visto al suo sorgere, apparve di fronte a loro, finché si arrestò sul luogo dove stava il Bambino." (dal Vangelo di S.Matteo, 2.1-2.2)
La storia del viaggio dei Re Magi è narrata dal Vangelo di Matteo (2, 1-12).
Adorazione dei Magi
in alto: Velasquez (1619)
al centro: Giotto (1267-1337)
in basso: Mantegna (1462)
In base a molteplici fonti, miste di leggende e tradizioni orali, si ricostruisce la vicenda dei Re Magi.
Sul monte Vaus (monte Sabalan, Azerbaigian  nella Persia nord-occidentale), nel giorno della nascita di Gesù apparve una stella dalla luminosità incredibile. Avvistatala, i tre re Magi (Melchiorre, re di Nubia e d'Arabia; Baldassare, sovrano del regno di Godolia e di Saba; Gaspare, re di Tharsis e di Egriseula) la seguirono. Essi si incontrarono nelle vicinanze di Gerusalemme, da dove continuarono il viaggio fino a Betlemme, poiché la stella che faceva loro da guida si era fermata su una spelonca. Inginocchiatisi di fronte a Gesù, gli offrirono i loro doni: oro da parte di Melchiorre; incenso da parte di Baldassare; mirra da parte di Gaspare. Consegnati i doni, i tre Re Magi intrapresero il viaggio di ritorno verso le rispettive terre, che li tenne impegnati per 2 anni (il viaggio di andata, con la guida della stella, aveva richiesto solo 13 giorni).
Sul monte Vaus, i Re Magi fecero costruire una cappella in onore del re dei Giudei e ai piedi del monde sorse Sava, città ricca e prospera dell'India e dell'Oriente. Qui, i tre re continuarono ad incontrarsi, fino a quando un giorno videro di nuovo la stella che annunciava la loro morte: nell'arco di pochi giorni morirono tutti e tre ormai centenari; furono sepolti l'uno accanto all'altro.
La storia-leggenda dei Re Magi continuerà dopo le loro morti e riguarderà le vicende legate alle loro reliquie: esse furono probabilmente portate a Milano, nella chiesa di S.Eustorgio, fondata dallo stesso Eustorgio, nobile greco vissuto verso la fine del IV secolo e acclamato vescovo di Milano. In seguito a tale acclamazione, Eustorgio si recò a Costantinopoli, sede dell'imperatore, per chiedere la sua approvazione per la nomina: l'imperatore gli avrebbe donato in segno di riconoscimento le reliquie dei tre magi, precedentemente ricevute in dono da Sant'Elena. Le reliquie rimarranno a Milano fino al giugno del 1164, quando Federico Barbarossa ordinò di trasferirle a Colonia; il corteo fu guidato dall'arcivescovo della città, Rainaldo di Dassel.
I SIMBOLI E I DONI
Melchiorre: la penitenza
Gaspare: la devozione
Baldassare: la verginità
Oro: simbolo del tributo e segno della divina maestà e regalità;
Incenso: simbolo del sacrificio e segno della divina potestà;
Mirra: simbolo della sepoltura dei morti e segno della fragilità dell'uomo.


16 novembre 2011

Come coltivare la stella di Natale.

Foto www.pdphoto.org/

Ad ogni festa o ricorrenza c’è qualcuno da sacrificare: a Pasqua gli agnelli, a Natale i capponi, a capodanno le anguille a Carnevale la…linea. Come se festeggiare equivalesse a "fare la festa" a qualcuno. E poi a Natale si aggiunge la razzia di abeti e della tipica pianta conosciuta come Stella di Natale, vero nome Euphorbia pulcherrima. Le compriamo, le teniamo in casa il periodo di Natale e poi, mosce e spogliate le rivediamo a fine gennaio nei cassonetti. Quest’anno proviamo a non buttarle, seguendo i consigli che ho ripreso in parte da:
Passato il Natale e cadute le brattee rosse (il fiore è la parte interna ed è di colore giallo), bisogna recidere gli steli fino a 10 cm dalla base e mantenere il terreno quasi asciutto tenendo la pianta in una zona della casa con una buona luce ma non al sole diretto ed una temperatura non troppo elevata.  Verso il mese di maggio, la pianta comincia a crescere e a quel punto la dobbiamo rinvasare in un vaso poco più grande del precedente, si usa una composta a base di torba, leggermente acida e soffice. Durante questo periodo tenetela in luogo luminoso ma non al sole diretto e annaffiatela solo quando il terriccio inizia ad asciugarsi evitando che si asciughi eccessivamente. A partire dal mese di maggio e fino a settembre va concimata ogni due settimane usando del fertilizzante liquido mescolato all'acqua di irrigazione con un titolo elevato di Potassio e Fosforo. Si potano i rami eccessivi in modo da lasciare 5 steli principali che formeranno un bel cespuglio. Per tutto ottobre e novembre sistemate la pianta ogni giorno o in luogo buio oppure copritela con una busta di polietilene nera per circa 15 ore al giorno (dalla 17,00 alle 8,00 del mattino del giorno dopo). Durante le ore di luce si lascia la pianta in una zona luminosa della casa, ma non al sole diretto, senza concimarla e annaffiandola poco. Per Natale si avranno in questo modo le caratteristiche brattee rosse ed i fiori gialli.
Per gli abeti vi rimando a:
Per agnelli, capponi e anguille http://www.veganitalia.com/modules/news/
Per la vostra linea invece non lo so, mi dispiace, ho perso anche la mia.

12 novembre 2011

Un sorriso è per sempre!

Foto www.sxc.hu


Mettere sul comodino, accanto al letto, un teschio vi sembra una cosa macabra? Pensate: vi svegliate, lo guardate e lui che fa? Vi sorride, sì perché il teschio sorride sempre e di questi tempi è raro trovare chi sorride.
Che bello pensare che sotto le nostre rughe, le nostre occhiaie, i nostri visi arrabbiati, che sotto tutto questo c’è il nostro teschio che sta sorridendo. Certo un medico specializzato nello studio dell’apparato muscolo-scheletrico direbbe che il teschio ha quella struttura per sostenere i muscoli, i tendini e tutto il resto; ma io non sono uno scienziato, io sono un fantasioso e le teorie aride e scientifiche non mi danno soddisfazione; per cui mi arrabbio, mi ingrugnisco, mi cedono le guance per la vecchiaia e mi piace pensare che nello stesso momento il mio carissimo teschio sta sorridendo, forse per sdrammatizzare?! Dentro di noi c’è un sorriso costante.

8 novembre 2011

Il Fungo sacro, magico, amico delle streghe e degli gnomi.


Alice incontra il Bruco

Nella favola "Alice nel paese delle meraviglie" di Lewis Caroll, Alice incontra un bruco celeste, che se ne sta in panciolle sopra il cappello di un gigantesco fungo con una pipa per fumare l'oppio (il narghilè). Con poco interesse ascolta Alice che si lamenta di essere piccola di statura ed il bruco (alto quanto lei) alla fine le dice: "Un lato ti farà diventare più alta e l'altro ti farà diventare più bassa"  Ed Alice tra sè e sè: "Un lato di che cosa? E l'altro lato di che cosa?” "Del fungo", disse il Bruco, come se Alice lo avesse chiesto ad alta voce e subito scomparve. 
L'Albero-fungo della Conoscenza
di Plaincourault
Questo può essere ricollegato al fatto che uno degli effetti allucinogeni dell'Amanita muscaria (il tipico fungo con il cappello rosso cosparso di puntini bianchi) è quello di vedere le cose di dimensioni diverse da quelle reali, o molto grandi o molto piccole. Alice mangia la parte destra del fungo e poi la sinistra e le sue dimensioni diminuiscono in modo impressionante per poi crescere improvvisamente; come se l’effetto allucinogeno del fungo (ingrandire o ridimensionare) si applicasse in modo diretto sulla piccola Alice. Questo fungo, considerato velenoso, è spesso associato ad immagini belle, soprattutto nei paesi mediterranei. Ad esempio le case degli gnomi e della fate sono sempre rappresentate con il cappello rosso ed i puntini bianchi. Il mondo sotterraneo è il mondo oscuro e magico da dove nascono funghi e dove vivono gnomi. Secondo alcune interpretazioni i funghi, che a volte vediamo crescere in cerchio, rappresenterebbero il “cerchio delle streghe” luogo cioè dove le streghe hanno, durante la notte, danzato il loro sabba. 
"il cerchio delle streghe"
Tra le decorazioni del Natale capita spesso di vedere questi funghi, probabilmente perché legato alla vita e alla resurrezione. Un affresco nella cappella medievale (XII secolo) di Plaincourault (lndre, Francia) raffigura la scena della tentazione, dove Adamo ed Eva si trovano ai lati dell'Albero della conoscenza del bene e del male, avvolto dal serpente. L’albero è un grande fungo con cappello rosso cosparso di puntini bianchi, fornito di quattro rami formati da funghi simili al tronco.  
Cesto con funghi, mosaico nella
pavimentazione
della Basilica di Aquileia
Foto
Per alcuni studiosi di discipline esoteriche e di etnomicologia sarebbe una Amanita muscaria, forse un albero velenoso per tener lontani Adamo ed Eva dalla possibilità di conoscere il Bene e il Male? Avvicinabile solo dal serpente? Nella Basilica di Aquileia compaiono molti simboli gnostici, in particolare sul pavimento è realizzato in mosaico un canestro di funghi e un piatto con le chiocciole, entrambi alludono alla Resurrezione in quanto il fungo fuoriesce dalla terra e la chiocciola si rigenera nel suo guscio. Molti studiosi riportano che questo mosaico attesti l'abitudine di ingerire funghi durante le cerimonie, i funghi sono 8 e apparterrebbero al genere Amanita. Il numero 8, farebbe riferimento all'ogdoade (secondo la mitologia egizia, l’ Ogdoade è costituito dagli otto Dei primordiali, creatori del mondo, venerati ad Ashmunein (Ermopoli), che si trovava nel XV distretto dell'Alto Egitto). Il fatto che siano raffigurati in un cesto fa supporre che venissero ingeriti durante le cerimonie.
Per Approfondimenti

5 novembre 2011

Piove di Eugenio Montale

FOTO di David Wagner

[…]
Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.
[…]
Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia,
e sulla greppia nazionale.
 […]

Piove di Eugenio Montale



.... e io sono qui, sì proprio qui dietro la finestra.

4 novembre 2011

A me gli occhi, specchio dell'anima...azzurra!

Blu, marroni, verdi o rossi?
A voi la scelta...
Un gruppo di scienziati americani sta mettendo all’opera la possibilità di poter cambiare il proprio colore degli occhi. 20 secondi d’intervento con il laser e il pigmento che dà il colore all’iride viene distrutto. Sembra che il passaggio da un colore ad un altro preveda di cambiare un colore scuro per uno chiaro e non viceversa; dal marrone all’azzurro ma non il contrario.
Previsto un forte aumento di principi e principesse dagli occhi azzurri! Il mondo, in piena crisi, sta andando verso la follia della favola, folle quando la si vuole mettere in pratica. A rischio glaucoma.
E’ vero fin da bambini abbiamo notato (noi con gli occhi marroni) che i complimenti li facevano a quelli con gli occhi azzurri o verdi, la scenetta tipica prevedeva due bambini: il primo con gli occhi azzurri il secondo marroni, l’adulto guarda l’azzurro “oh ma che occhioni azzurri che bel bambino!” poi si volta verso quello marrone “e te?! Eh cariiino!” ma va all’inferno va’! Noi con gli occhi marroni ci siamo abituati prima degli angelici a rinunciare ai complimenti! Trattenetevi dal fare commenti sugli occhi dei bambini, gli occhi sono lo specchio dell’anima, cosa ne volete sapere dell’anima dei bambini?
... se invece siete indecisi o pensate di avere
un'anima variopinta...
Foto di Petr Kratochvil
Ma a breve, quando gli scienziati americani perfezioneranno questa tecnica di decolorazione, anche gli adulti potranno aspirare ad avere anime azzurre e chiare (un colore a volte anche un po’ glaciale, pensateci).

3 novembre 2011

Meravigliose creature. Alda Merini, Virginia Woolf ed Emily Dickinson

Alda Merini l'avrei abbracciata
Emily Dickinson l'avrei imitata

Di Alda Merini:
S'anche ti lascerò per breve tempo, solitudine mia, se mi trascina l'amore, tornerò, stanne pur certa; i sentimenti cedono, tu resti. 
Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.
Illumino spesso gli altri ma io rimango sempre al buio.

Di Emily Dickinson:
Il cervello è più ampio del cielo.

Non è necessario essere una stanza o una casa per essere stregata, il cervello ha corridoi che vanno oltre
 gli spazi materiali.

Virginia Woolf l'avrei capita


Di Virginia Woolf:
Le persone autentiche (...) esistono con maggiore completezza in solitudine. L’illuminazione, la reduplicazione dan loro fastidio.

Non c'è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.

Una donna deve avere soldi e una stanza suoi propri, se vuole scrivere romanzi.

1 novembre 2011

Il 2 novembre del Milite Ignoto

Guardia d'Onore alla tomba del Milite Ignoto al Vittoriano
di Roma
Nel cimitero c’è la cultura di un popolo, c’è una forma di vita che, paradossalmente, prende motivo di esistere proprio perché esiste la morte che fa pensare ad un viaggio oltreterreno, ad un corpo che diventa anima. Cimiteri dove le lapidi e le tombe sono, in un certo modo, personalizzate da chi in vita conosceva il defunto, pensiamo a frasi come le semplici “sarai sempre con noi”; a chi incide poesie personali; a chi lascia oggetti personali, foto che riprendono colui che ora occupa una tomba, in situazioni di gioia passata; di contro a questo ci sono luoghi di culto che accolgono uno sconosciuto, un eroe, di solito giovane ma sconosciuto. I giovani sono i più sconosciuti. Nessuna foto, nessun oggetto personale e soprattutto nessun nome. Il Milite Ignoto non ha la sua sola identità, ha l’identità di tutti i giovani soldati morti in guerra i cui corpi sono stati lasciati sul campo; e nei racconti che ci sono stati tramandati, in quei campi c’era sempre la neve.

4 novembre 1921. Il Milite Ignoto viene condotto a Roma
dove sarà tumulato nel monumento a lui dedicato
Il 28 ottobre 1921, a Gorizia, la madre di un caduto in guerra e il cui corpo non fu più ritrovato, la triestina Maria Bergamas, fu incaricata di scegliere uno tra 11 soldati caduti affinché fosse tumulato nel monumento al Milite Ignoto. Al termine della cerimonia la cassa fu racchiusa in una bara fatta allestire dal Ministero della guerra ed inviata ad Aquileia. Le salme dei dieci soldati ignoti furono tumulate, in forma solenne, nel cimitero retrostante la cattedrale di Gorizia (dove oggi riposa anche Maria Bergamas). La salma del Milite Ignoto fu trasportata a Roma con un treno con in testa un carro speciale sul quale fu collocato un affusto di cannone, e su questo la bara. La cerimonia vide la partecipazione delle rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, alla presenza del Re; la bara con il Milite Ignoto fu portata a S. Maria degliAngeli. La salma fu collocata nel monumento il 4 novembre 1921 (ricorrono in questi giorni i 90 anni). Sull’ epigrafe si legge Ignoto militi, MCMXV e MCMXVIII, gli anni di inizio e fine del conflitto. Fu negli anni 30 che il feretro del Milite Ignoto fu poi traslato nella cripta interna del Vittoriano denominata sacello del Milite Ignoto.

Post: Ma sono mille papaveri rossi