Te piace o' presepe? Dal presepe di San Francesco ai presepi napoletani

Presepe di Arnolfo di Cambio. Foto

San Luca riferisce del viaggio di Maria e Giuseppe che vengono respinti dalle locande perché prive di un posto libero: San Luca usa il termine mangiatoia da cui la supposizione che il luogo della nascita sia una stalla o una grotta. Non narra l'apostolo del bue e dell'asinello, essi sarebbero stati messi in base alla profezia di Isaia: "Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone". Tale profezia fu interpretata come se il bue e l’asinello scaldassero con il loro fiato Gesù. Il bue è da sempre un animale sacro in Asia orientale e in Grecia, simbolo di carattere forte ma sottomesso, per questo vuole rappresentare il popolo dei futuri cristiani, fedele al proprio mandato fino alla rinuncia perfino della vita. Per quanto riguarda l’asino, in Grecia era sacrificato nel recinto sacro di Delfi, nel Libro dei Numeri è conosciuto come l'animale che capisce Dio più di quanto riescano gli stessi uomini, lo stesso Cristo entrò in Gerusalemme cavalcando un'asina bianca (Matteo 21,2). E’ san Girolamo, che nel 404, indicò nel territorio di Betlemme una grotta con una mangiatoia scavata nella roccia e supportata da piedi di legno. Secondo la tradizione il primo vero e proprio presepe (lat. praesepe o praesepium, recinto chiuso) vivente sarebbe stato allestito da San Francesco, con l'autorizzazione di Papa Onorio III, nel Natale del 1223 a Greccio, si sarebbe diffuso poi per merito dei missionari nel resto del mondo cristiano. Il più antico presepe che ci sia giunto in parte è quello allestito nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma per opera di Arnolfo di Cambio (vd. link foto) durante il pontificato di Niccolò IV (1288-1292). L'opera fu portata a termine nel 1291 da uno dei canonici della basilica, Pandolfo de Postrennio. Oggi l'opera si trova collocata all'interno della cripta che si estende sotto la cappella del SS. Sacramento lungo la navata destra dove possiamo ancora ammirare le teste dell'asino e del bue, i tre magi e Giuseppe; la statua di Maria con il Bambino Gesù che vediamo oggi sono state sostituite da una riproduzione del 500 in occasione dell'opera di restauro promossa da Sisto V. In Italia furono soprattutto le città di Genova e Napoli che diedero vita ad una vera e propria tradizione artigianale ancor oggi in piena attività. 
A Napoli si ha notizia del presepe nel 1025, in un documento che menziona la Chiesa di S. Maria del presepe, e nel 1324 è descritta ad Amalfi una "cappella del presepe di casa d'Alagni". Il presepe napoletano  è uno dei simboli più intensi della tradizione natalizia a Napoli, dove sacro e profano, spiritualità e vita quotidiana, preghiera ed ironia convivono. Questo dal 600 quando scene di vita quotidiana cominciarono a inserirsi all’interno della scena della Natività, ecco quindi far largo a venditori di frutta, i pastori, botteghe di artigiani, pescatori. E’ nel 700, grazie all’intervento di grandi artigiani locali, che il presepe napoletano raggiunse l’apice del livello artistico: falegnami, orafi, sarti erano impegnati nella lavorazione delle statuette e degli addobbi: i vestiti dei Magi portarono lo sfarzo dei ricami e di gioielli cuciti sopra tessuti preziosi, resi ancora più sfarzosi dalla fantasia napoletana; le statuine riprodotte (di solito in terracotta) riportavano nei minimi dettagli le caratteristiche di personaggi reali, alcuni trasformati in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare l'impressione del movimento, abbigliati con indumenti propri dell'epoca. Famosi artisti del tempo furono il Trillocco, il Somma e il Mosca. Luogo sacro per ammirare i presepi è San Gregorio Armeno, costeggiata da decine di bancarelle dove gli artigiani espongono le loro nuove creazioni e dove ogni anno si possono trovare i personaggi di attualità da inserire nel presepe “aggiornato”. Così il presepe diventa un palcoscenico di un teatro quasi vivente. All’interno dei locali del Museo Nazionale di San Martino di Napoli si può ammirare un  presepe allestito il 28 Dicembre del 1879 con pastori donati da Michele Cuciniello, dal quale prese il nome.

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