Nel blu dipinto di blu

Da sempre l’uomo volge lo sguardo al cielo: curiosità, sete di conoscenza, speranza, sono gli stimoli che lo spingono verso il cielo.  Che dire poi quando in cielo brillano le stelle?
Le stelle, quelle luci in mezzo al buio che sorprendono e stupiscono e che per millenni hanno costituito la mappa unica e sicura per coloro che percorrevano il mondo per terra e per mare, per i marinai che cercavano la rotta per la nuova terra  o per il ritorno verso casa o per chi, come i Re Magi, seguivano la stella per trovare un essere divino. Ancora oggi si guarda alle stelle perché ci suggeriscano la giusta rotta da seguire, quando, per esempio indaghiamo sulla posizione che le costellazioni occupavano al momento della nostra nascita o quando, anche quotidianamente, leggiamo il nostro oroscopo.
Foto di Mark Coldren
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Il cielo sta sopra di noi o ci avvolge?  Forse il pessimista risponderebbe che sta sopra di noi, ci sovrasta, in momenti di stanchezza sembra addirittura schiacciarci … e forse l’ottimista risponderebbe che il cielo ci avvolge, accoglie l’intera terra e insieme ad essa noi stessi. Il malinconico guarda al cielo, la persona vivace lo osserva e magari lo studia.
Probabilmente all’indole dei primi si deve l’approccio verso il cielo da un punto di vista artistico, misterioso ed è ai secondi che si deve l’astronomia; ciò che accomuna entrambi è l’attrazione per il senso di infinito rappresentato dal cielo.
La Tempesta di Magritte
E’ in cielo che abbiamo dato dimora agli dei di antiche religioni e mitologie e le prime spiegazioni di quei fulmini e tuoni che venivano dal cielo erano proprio maledizioni e punizioni inviate da chissà quale entità. Proprio da questo cielo misterioso e sconosciuto gli uomini cercavano delle spiegazioni alla vita di tutti i giorni, come se la vera conoscenza risiedesse nell’oscurità. Tra tutto ciò che dal cielo gli dei potessero inviare (eclissi,
tuoni, pioggia, ecc.) quello che sicuramente scuoteva profondamente l’immaginario e il quotidiano dell’uomo era il fulmine. Molte divinità avevano il potere di lanciare un fulmine ma Tinia, divinità principale del popolo Etrusco, poteva lanciarne tre per volta: con il primo ammoniva e avvertiva; con il secondo rivelava la sua ira contro gli uomini; con il terzo intendeva devastare e sconvolgere ciò su cui cadeva. C’erano poi fulmini che davano indicazioni per una stagione, altri per l’intera vita, alcuni potevano anche essere positivi e portatori di buone novità, ciò dipendeva dal colore, dall’intensità della luce e dal giorno in cui venivano lanciati. Per il fulmine che cadeva e quindi moriva sulla terra contaminata dall’uomo, il popolo degli Etruschi prevedeva anche una tomba a tumulo accuratamente recintata, insieme al fulmine venivano seppellite le macerie che il fulmine aveva distrutto come alberi, animali o persone.
La degna sepoltura destinata al fulmine rivela la profonda devozione dell’uomo etrusco verso il cielo inteso come dimora degli dei, anche il più funesto e devastante dei segni divini meritava di ricevere sulla terra l’osservanza del rito funebre.  

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