Almeno un piccolo ghigno! 2° Malessere della Sposa del Diavolo

Oggi vi voglio parlare di una categoria di persone sempre più in crescita: gli ingrugniti. Quelli che quando voi siete allegri vi guardano pensando che non c’è niente da ridere, chè loro hanno un sacco di problemi, mica come voi (di cui magari non sanno niente di niente). Sia chiaro che in base al loro ragionamento a voi non manca niente. Voi avete sempre tutto e, se un giorno proverete a lamentarmi, di fronte a voi si aprirà una landa desolata. Bisogna ridere sempre in faccia agli ingrugniti, perché loro ci soffrono per questo nostro ridere. E questa è l’unica sofferenza lecita che possiamo infliggere agli altri. Giorno dopo giorno. Come fossimo i loro torturatori. Sforzandoci di ridere anche quando non ne abbiamo voglia. Sembreremo degli idioti, dei superficiali ma a lungo andare vi invidieranno e così soffriranno ancora di più. Qualcuno poi un giorno comincerà a ridere insieme a voi. Ve lo dico io che sono la Sposa del Diavolo.
Due consigli sul ridere da parte di Giacomo Leopardi (che la sa lunga su come va il mondo di oggi).
<< Ridete franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto, se parlavano, taceranno, resteranno come mortificati, non ardiranno mai rider di voi, se prima vi guardavano baldanzosi o superbi, perderanno tutta la loro baldanza e superbia verso di voi. In fine il semplice rider alto vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, 
come chi ha il coraggio di morire>>.

<<… il ridere dei nostri mali sia l’unico profitto che se ne possa cavare, e l’unico rimedio che vi si trovi. Dicono i poeti che la disperazione ha sempre nella bocca un sorriso. Non dovete pensare che io non compatisca all’infelicità umana. Ma non potendovisi riparare con nessuna forza, nessuna arte, nessuna industria, nessun patto; stimo assai più degno dell’uomo, e di una disperazione magnanima, il ridere dei mali comuni; che il mettermene a sospirare, lagrimare e stridere insieme cogli altri, o incitandoli a fare altrettanto>>. da Dialogo di Timandro e di Eleandro, in Operette morali

Per Approfondimenti : Riso Leopardiano

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