Punti di vista...L'Aquila che si credeva un pollo

Foto di Petr Krattovchl
da publicdomainpictures.net
Un uomo trovò un uovo d'aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L'uovo si schiuse contemporaneamente a quelli della covata e l'aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l'aquilotto fece quel che facevano i polli nel cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro. Trascorsero gli anni e l'aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d'aria, muovendo appena le robuste ali dorate. La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. "Chi è quello?", chiese. "E' l'aquila, il re degli uccelli", rispose il suo vicino. "Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli". E così l'aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale. Dal libro di Anthony De Mello “L’Aquila che si credeva un pollo”.

Quante volte pensiamo di far parte “di loro”, dei polli o della terra. E’ da questa convinzione che nascono le frustrazioni o le depressioni. Veramente apparteniamo ad un gruppo? Sì, forse per convenienza. Ma non per istinto, per istinto si volerebbe, per istinto guardiamo al cielo perché da lì veniamo e vogliamo tornare. Alzarsi una mattina prendere il cellulare come sempre per accenderlo guardarlo e voilà buttarlo nel water! Irraggiungibili come un’aquila, almeno per una giornata, non essere a disposizione, non esserci, non sentire chi non vuoi sentire.  Che razza di idioti che siamo, che ci portiamo sempre dietro  uno strumento che permette agli altri di non lasciarci in pace!

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