12 giugno 2011

Nel centro della Terra

L'uscita dalla caverna
Foto di www.sxc.hu
Attraverso un messaggio cifrato, scritto in caratteri runici, il Professor Otto Lidenbrock intraprende insieme al nipote Axel, esperto di mineralogia, un viaggio verso il centro della terra. In base al messaggio il centro della Terra può essere raggiunto attraverso il vulcano Snæffels in Islanda. Il manoscritto è opera dell’alchimista islandese Arne Saknussemm, vissuto nel XVI secolo. Questi dopo aver compiuto il viaggio avrebbe lasciato dei segni nelle viscere della terra per agevolare il viaggio ai suoi intraprendenti successori. Il professore e il nipote Axel arrivano al cratere Jökull, segnalato dall’ombra dello Snæffels il 22 giugno, giorno del solstizio d'estate. Percorrendo le oscure cavità sotterranee i protagonisti si imbattono in avventure e molti oggetti preziosi come resti di animali preistorici o rari minerali. I viaggiatori arrivano poi in una grande caverna che corrisponderebbe al centro della Terra. Qui si trovano davanti ad un mare detto il mare Lidenbrock che attraversano con una zattera; dopo tanti giorni di navigazione arrivano finalmente alla riva, ma non la riva opposta, ma bensì quella di partenza (in seguito scopriranno che la bussola era impazzita e che il mare era in effetti stato attraversato). Cominciano a visitare la riva, dove trovano piante di dimensioni enormi ed un essere umano gigante. Trovano finalmente anche le tracce di Saknussemm, il primo esploratore del centro della terra, ma il passaggio indicato da Saknussemn è bloccato da una frana. Cercano di farsi largo provocando un'esplosione che li getta dentro un vulcano in eruzione. Risalgono le cavità terrestri attraverso un condotto del magma e si ritrovano alle pendici dello Stromboli. Da qui riprenderanno la strada per Amburgo
Islanda, qui comincia il Viaggio al Centro
della Terra di Jules Verne
Foto di www.sxc.hu
Questa in sintesi la trama di Viaggio al centro della terra di Jules Verne dove i nostri personaggi identificano il centro della terra con una caverna. Facciamo anche noi quindi un breve viaggio dentro la caverna come simbolo esoterico. 
La terra è considerata da molte tradizioni il più sacro e divino tra gli elementi in quanto simbolo della materia primordiale, al tempo stesso materna e nutriente, fertile e creativa che raccoglie in sé le caratteristiche del grembo materno. Secondo le culture di stampo matriarcale è il principio femminile per eccellenza, la Grande Madre che nelle sue viscere accoglie e trasforma il seme del dio dal quale ha origine la forma vitale. La caverna - nelle tradizioni - si raggiunge dopo aver percorso un labirinto, ciò ad indicare la sacralità del luogo non direttamente accessibile a tutti, un luogo segreto alla cui guardia spesso era collocato un mostro o un essere sovrannaturale. Le difficoltà del percorso all’interno del labirinto rispecchiano le prove della vita, una sorta di viaggio verso la crescita e la maturità. E’ quello che succede ai protagonisti del romanzo di Verne, tante difficoltà e avventure che li mettono a dura prova prima di poter arrivare al centro della Terra. Lo stesso labirinto può, al contrario, rappresentare il percorso che impedisce di poter uscire agevolmente dalla caverna, una volta entrati, in questo caso la caverna non è più il
simbolo della nascita ma del suo contrario, ossia luogo della morte e dell’oltretomba, del non ritorno. La caverna quindi ha in sé, come ogni grande simbolo esoterico, i due opposti: nascita e morte. Di conseguenza, come parte della Terra, ritroviamo anche nella caverna l’aspetto della generatrice in quanto simbolo del ventre femminile come luogo della nascita e della rigenerazione. Voglio identificare con l’espulsione dal vulcano Stromboli il “parto” e la rinascita alla vita terrena dei protagonisti del romanzo di Jules Verne: partoriti a nuova vita dallo Stromboli. Nella mitologia e nella leggenda la caverna è il luogo di grande fermento da dove scaturiscono fenomeni naturali quali sorgenti, fiumi, terremoti sedi di mostri che nell’immaginario davano origine a questi eventi; ma anche sedi di saggi, profeti e luogo di oracoli; a tal proposito narra il geografo greco Pausanias nel II sec. a.C. che coloro che consultavano gli oracoli mettevano i loro piedi all’interno delle fessure della terra e venivano trascinati nelle sue viscere per percorsi e visioni terribili e scioccanti fino a riemergerne illuminati ma completamente scossi. 
Secondo lo studioso di simbologia Guenon la montagna veniva raffigurata come un triangolo e la caverna doveva esserlo con un triangolo più piccolo con vertice rivolto verso il basso posto all’interno del triangolo/montagna; viene inteso in questo caso la caverna come cuore della montagna e della terra stessa. La caverna infatti rappresenta fin dal Paleolitico il centro spirituale del macrocosmo progressivamente oscurato e il centro spirituale del microcosmo, quello del mondo e quello dell’uomo. 
Stromboli, qui finisce il viaggio dei
protagonisti del romanzo di Verne
Foto di www.sxc.hu
Lo stesso Jules Verne, ha inserito nei suoi romanzi incentrati sul tema del viaggio, elementi che si rifanno ad antichi insegnamenti occulti, come la credenza dell’esistenza della Terra Cava, secondo cui la Terra sarebbe popolata da un misterioso popolo sotterraneo, quello di Agarthi. La spiegazione estrema sul futuro collega inevitabilmente con il futuro dopo la morte il mondo dell’aldilà o spirituale: è in una grotta che è nato Gesù, così come tantissime altre guide spirituali o divinità mitologiche come la dea Amaterasu, personificazione del Sole nella mitologia del Giappone, che da una grotta semiaperta irradia la sua luce, ossia la vita.
E’ dalla caverna intesa come interiorità della terra che nascono i fiumi, terremoti; ed è dalla caverna che si hanno le spiegazioni e le previsioni degli oracoli; è la stessa terra quindi che punisce con i suoi fenomeni tellurici ma che allo stesso tempo rassicura sul futuro su cui da sempre gli uomini si interrogano. In questo luogo oscuro l’uomo ha immaginato un mondo e la sua spiegazione. 




Approfondimenti


Il Re del Mondo di René Guénon 

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